La cosca delle noccioline

       Se vi trovate a passare per la stazione di Parigi chiamata Gare du Nord, nei corridoi di passaggio tra le linee 4 e 5 della metropolitana, potrete osservare un fenomeno alquanto singolare. Appoggiati con le spalle a ogni pilastro di questo tratto di stazione troverete tanti negri – e qui voi sarete gentili a non farmi notare che è scorretto dire “negri” e non “neri” o “di colore”, mentre io sarò gentile a non farvi notare che semanticamente la parola “negro” è molto più corretta dei due altri appellativi citati e, soprattutto, che se avete così a cuore la dignità di queste persone potreste ospitare nelle vostre case due o tre migranti, invece di offendervi ipocritamente per come li chiamo io – dicevo, appoggiati ai pilastri troverete dei negri che vendono due insoliti generi alimentari: noccioline e pannocchie bollite. Le noccioline sono così abbrustolite che le chiamerei quasi bruciate e le pannocchie le conservano in enormi bustoni neri simili a quelli che si utilizzano per la spazzatura. Fin qui nulla di male (tranne, forse, l’intenso odore di spighe bollite). Il bello arriva dopo. Quando cioè arriva la polizia. Immaginate la carica dell’esercito nordista guidato dal generale Ulysses S. Grant e avrete un quadro abbastanza veritiero di ciò che vedreste. E la domanda parte spontanea: cosa c’è dietro un interesse così forte da parte della polizia nei riguardi di un gruppo di negri che vende noccioline e spighe? Dobbiamo forse immaginare che nei meandri di Gare du Nord si ordiscano trame legate a chissà quali oscuri traffici? E ancora: che tipo di organizzazione criminale ha come attività di facciata la vendita di noccioline abbrustolite? Domande alle quali nessuno risponderà. Continua a leggere

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L’ultima domanda

       Negli ultimi tre secoli è avvenuto un passaggio. Il mondo è davvero cambiato. I più credono che il progresso tecnologico sia stato il grande passo avanti compiuto dall’umanità. Si sbagliano. Completamente. In maniera quasi imbarazzante. La possibilità di strisciare il dito su un agglomerato di plastica, vetro e metallo producendo in questo modo una serie di effetti più o meno interessanti non ha spostato di un millimetro in avanti la storia evolutiva dell’Uomo (al massimo indietro…). La possibilità di accedere con un semplice tocco a quello che crediamo sia l’intero scibile (no, assolutamente non lo è) non ci dà alcun gran vantaggio rispetto ai nostri nonni, che non avevano strumenti simili ai nostri. E no, in queste righe non vogliamo fare la solita apostrofe contro il progresso tecnologico e l’avanzamento della scienza. Perché sembra che se non si dica bene della nostra società l’unica alternativa sia semplicemente dirne male. Ma siamo uomini. E tutto ciò che è umano ci appartiene. Continua a leggere

Disumanesimo

       Quando, tra mezzo millennio, vorranno dare un nome all’epoca in cui viviamo, le possibilità di scelta saranno poche; io credo nulle. Una sola parola descrive bene il nostro tempo: Disumanesimo. Ci pensavo qualche giorno fa, leggendo alcune pagine di un grande capolavoro, il “Don Chisciotte della Mancia”. Nel capitolo XXII si racconta un episodio che, al pari di quello dei mulini a vento, è da sempre scolpito nell’immaginifico comune: l’incontro e la liberazione dei galeotti. Il fatto in sé è semplice: il cavaliere errante e il suo fido scudiero incontrano dodici galeotti portati in catene alle galere del re e don Chisciotte li libera. L’effetto comico è assicurato dall’assurdità dell’azione e l’episodio viene riportato dalla maggior parte delle antologie come esempio della follia del cavaliere manchego. Continua a leggere