La cosca delle noccioline

       Se vi trovate a passare per la stazione di Parigi chiamata Gare du Nord, nei corridoi di passaggio tra le linee 4 e 5 della metropolitana, potrete osservare un fenomeno alquanto singolare. Appoggiati con le spalle a ogni pilastro di questo tratto di stazione troverete tanti negri – e qui voi sarete gentili a non farmi notare che è scorretto dire “negri” e non “neri” o “di colore”, mentre io sarò gentile a non farvi notare che semanticamente la parola “negro” è molto più corretta dei due altri appellativi citati e, soprattutto, che se avete così a cuore la dignità di queste persone potreste ospitare nelle vostre case due o tre migranti, invece di offendervi ipocritamente per come li chiamo io – dicevo, appoggiati ai pilastri troverete dei negri che vendono due insoliti generi alimentari: noccioline e pannocchie bollite. Le noccioline sono così abbrustolite che le chiamerei quasi bruciate e le pannocchie le conservano in enormi bustoni neri simili a quelli che si utilizzano per la spazzatura. Fin qui nulla di male (tranne, forse, l’intenso odore di spighe bollite). Il bello arriva dopo. Quando cioè arriva la polizia. Immaginate la carica dell’esercito nordista guidato dal generale Ulysses S. Grant e avrete un quadro abbastanza veritiero di ciò che vedreste. E la domanda parte spontanea: cosa c’è dietro un interesse così forte da parte della polizia nei riguardi di un gruppo di negri che vende noccioline e spighe? Dobbiamo forse immaginare che nei meandri di Gare du Nord si ordiscano trame legate a chissà quali oscuri traffici? E ancora: che tipo di organizzazione criminale ha come attività di facciata la vendita di noccioline abbrustolite? Domande alle quali nessuno risponderà.

       C’è un’altra grande domanda alla quale non riceverò alcuna risposta: perché per entrare all’università devo ogni giorno aprire il mio zaino e mostrarne il contenuto a sbadiglianti guardie? I francesi, interrogati a riguardo, dicono che è per la sicurezza; gli stranieri fanno semplicemente spallucce e mi guardano divertiti.  In realtà la risposta c’è ed è sotto gli occhi di tutti: c’è stata una guerra e noi, glorioso mondo occidentale, l’abbiamo persa. Una guerra di civiltà, di cultura, una guerra in cui avremmo dovuto usare l’unico grande strumento che abbiamo tra le nostre mani dal tempo dei greci: la Ragione. Ma non l’abbiamo fatto. E, inesorabilmente, abbiamo perso.

       Il mondo di oggi ci ha imposto un nuovo valore: la sicurezza. Essa ha soppiantato il più antico e ben più nobile valore della libertà. Perché? Perché la paura ha preso il sopravvento e la libertà ha lasciato il passo alla sicurezza. Paura e libertà. Vanno insieme. Da sempre. Non si può essere liberi senza averne un po’ paura. Altrimenti si resta fermi. È come camminare: per muoversi è necessario alzare un piede da terra e iniziare a cadere. Se non ci si lascia cadere, non faremo mai un passo avanti. E se il mondo continuerà a cercare la sicurezza, sacrificando a essa la libertà, alla fine forse smetterà anche di ruotare.

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