Il ritorno della tigre della Tasmania

È di questi giorni la notizia dell’avvistamento di un esemplare di tigre della Tasmania, dichiarata estinta nel lontano 1986. Adesso si preparano spedizioni per Cape York (Queensland, Australia) per verificare la veridicità dell’avvistamento. Insomma, la tigre della Tasmania ha deciso di ignorare completamente la dichiarazione di estinzione redatta nell’ottantasei e con un abile colpo di scena ricostruisce la sua storia in un mondo violentato e devastato dalla prepotente azione dell’essere umano.

La tigre della Tasmania è, ahimè, in completa controtendenza con gli altri personaggi che hanno meritato il loro posticino nella storia di questi giorni. Essa ha (inconsapevolmente) ricostruito la sua storia, invece gli altri personaggiucoli hanno distrutto non solo la loro ma anche la nostra. Da un lato abbiamo il presidente di una confederazione di stati, ormai scassata e messa in ginocchio da un’idea dissennata di potere e potenza, che ha deciso che l’ambiente in cui viviamo non costituisce un elemento poi tanto fondamentale per la sopravvivenza dell’umanità, dall’altro abbiamo la primo ministro di un’isoletta che,  più o meno al tempo in cui la tigre della Tasmania veniva data per estinta, aveva deciso finalmente di aprirsi al confronto con gli altri popoli e che oggi distrugge tutto e chiude ancora una volta la sua porta.

Il tempo in cui viviamo è un tempo difficile: non mi va di entrare nella schiera di quelli che fanno attentissime e interessantissime analisi sul perché del declino (ma è evidente che quando si toglie l’Uomo dal centro delle proprie scelte, allora non ci si può aspettare altro che qualcosa di disumano). Tante domande sorgono e ci assillano giorno dopo giorno. Ma la vera domanda è: perché abbiamo smesso di costruire e abbiamo iniziato a distruggere?

Un giorno una persona mi ha raccontato la sua esperienza di coltivazione del giardino. Mi ha detto che per quanto tu ogni giorno provi a estirpare erbe infestanti e piante che non hai messo tu, ma il vento, il giorno dopo ne troverai altre al posto di quelle che hai strappato. Violenza, forza e distruzione non impediranno al vento di portare nuovi semi ogni giorno e ogni notte. Ma se incominci a piantare fiori, allora i nuovi semi pian piano non troveranno più spazio dove dirigere le loro radici e, per quanto il vento implacabilmente continuerà a portarne, le erbacce non attecchiranno più.

Cosa sono i fiori e cosa le erbacce? Ciascuno conosce le sue possibilità. Ancora una volta si tratta soltanto di scegliere.

Riti orfici ieri e oggi

            È sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano aprirli l’aspetto più imbarazzante e contraddittorio dell’attuale Chiesa cattolica. Se frequentate qualche parrocchia, vi prego, fermatevi qui: le cose che seguono potrebbero scandalizzarvi. Quello a cui mi riferisco è un fatto molto semplice: l’accentuatissimo distacco tra la linea che l’attuale Papa sta indicando giorno per giorno con tutte le sue forze e l’idea di chiesa che viene proposta – in realtà, sarebbe più adeguato dire “imposta” – dai vari parroci e preti nella maggioranza delle parrocchie e chiese locali, con il beneplacito dei loro vescovi. L’uno propone con la sobrietà che gli è propria l’idea di una Chiesa che, scevra da orpelli e aggiunte che devono la loro esistenza solo all’eterna vanità dell’uomo, ha come scopo principale non l’esaltazione folle di un dio che non esiste, ma il raggiungimento del bene comune; gli altri, con un fare arrogante e soprattutto pacchiano, violentano ripetutamente la chiesa e ne fanno solo il pretesto per la pubblica esposizione della propria presunta onnipotenza. Continua a leggere

La cosca delle noccioline

       Se vi trovate a passare per la stazione di Parigi chiamata Gare du Nord, nei corridoi di passaggio tra le linee 4 e 5 della metropolitana, potrete osservare un fenomeno alquanto singolare. Appoggiati con le spalle a ogni pilastro di questo tratto di stazione troverete tanti negri – e qui voi sarete gentili a non farmi notare che è scorretto dire “negri” e non “neri” o “di colore”, mentre io sarò gentile a non farvi notare che semanticamente la parola “negro” è molto più corretta dei due altri appellativi citati e, soprattutto, che se avete così a cuore la dignità di queste persone potreste ospitare nelle vostre case due o tre migranti, invece di offendervi ipocritamente per come li chiamo io – dicevo, appoggiati ai pilastri troverete dei negri che vendono due insoliti generi alimentari: noccioline e pannocchie bollite. Le noccioline sono così abbrustolite che le chiamerei quasi bruciate e le pannocchie le conservano in enormi bustoni neri simili a quelli che si utilizzano per la spazzatura. Fin qui nulla di male (tranne, forse, l’intenso odore di spighe bollite). Il bello arriva dopo. Quando cioè arriva la polizia. Immaginate la carica dell’esercito nordista guidato dal generale Ulysses S. Grant e avrete un quadro abbastanza veritiero di ciò che vedreste. E la domanda parte spontanea: cosa c’è dietro un interesse così forte da parte della polizia nei riguardi di un gruppo di negri che vende noccioline e spighe? Dobbiamo forse immaginare che nei meandri di Gare du Nord si ordiscano trame legate a chissà quali oscuri traffici? E ancora: che tipo di organizzazione criminale ha come attività di facciata la vendita di noccioline abbrustolite? Domande alle quali nessuno risponderà. Continua a leggere

L’ultima domanda

       Negli ultimi tre secoli è avvenuto un passaggio. Il mondo è davvero cambiato. I più credono che il progresso tecnologico sia stato il grande passo avanti compiuto dall’umanità. Si sbagliano. Completamente. In maniera quasi imbarazzante. La possibilità di strisciare il dito su un agglomerato di plastica, vetro e metallo producendo in questo modo una serie di effetti più o meno interessanti non ha spostato di un millimetro in avanti la storia evolutiva dell’Uomo (al massimo indietro…). La possibilità di accedere con un semplice tocco a quello che crediamo sia l’intero scibile (no, assolutamente non lo è) non ci dà alcun gran vantaggio rispetto ai nostri nonni, che non avevano strumenti simili ai nostri. E no, in queste righe non vogliamo fare la solita apostrofe contro il progresso tecnologico e l’avanzamento della scienza. Perché sembra che se non si dica bene della nostra società l’unica alternativa sia semplicemente dirne male. Ma siamo uomini. E tutto ciò che è umano ci appartiene. Continua a leggere

Disumanesimo

       Quando, tra mezzo millennio, vorranno dare un nome all’epoca in cui viviamo, le possibilità di scelta saranno poche; io credo nulle. Una sola parola descrive bene il nostro tempo: Disumanesimo. Ci pensavo qualche giorno fa, leggendo alcune pagine di un grande capolavoro, il “Don Chisciotte della Mancia”. Nel capitolo XXII si racconta un episodio che, al pari di quello dei mulini a vento, è da sempre scolpito nell’immaginifico comune: l’incontro e la liberazione dei galeotti. Il fatto in sé è semplice: il cavaliere errante e il suo fido scudiero incontrano dodici galeotti portati in catene alle galere del re e don Chisciotte li libera. L’effetto comico è assicurato dall’assurdità dell’azione e l’episodio viene riportato dalla maggior parte delle antologie come esempio della follia del cavaliere manchego. Continua a leggere