Riti orfici ieri e oggi

            È sotto gli occhi di tutti coloro che vogliano aprirli l’aspetto più imbarazzante e contraddittorio dell’attuale Chiesa cattolica. Se frequentate qualche parrocchia, vi prego, fermatevi qui: le cose che seguono potrebbero scandalizzarvi. Quello a cui mi riferisco è un fatto molto semplice: l’accentuatissimo distacco tra la linea che l’attuale Papa sta indicando giorno per giorno con tutte le sue forze e l’idea di chiesa che viene proposta – in realtà, sarebbe più adeguato dire “imposta” – dai vari parroci e preti nella maggioranza delle parrocchie e chiese locali, con il beneplacito dei loro vescovi. L’uno propone con la sobrietà che gli è propria l’idea di una Chiesa che, scevra da orpelli e aggiunte che devono la loro esistenza solo all’eterna vanità dell’uomo, ha come scopo principale non l’esaltazione folle di un dio che non esiste, ma il raggiungimento del bene comune; gli altri, con un fare arrogante e soprattutto pacchiano, violentano ripetutamente la chiesa e ne fanno solo il pretesto per la pubblica esposizione della propria presunta onnipotenza.

            Per verificare che quanto scrivo non è frutto della mia immaginazione, ma la triste constatazione dell’attuale stato della gran parte della base della Chiesa cattolica, basterà entrare in una qualsiasi chiesa durante una qualsiasi celebrazione liturgica. Il minimo che si osserverà è la screziante differenza che corre tra l’evangelica descrizione dell’istituzione dell’Eucaristia e l’attuale sua celebrazione (o, meglio, deturpamento): a chi è venuto in mente di rappresentare una cena avvenuta quasi duemila anni fa tra pescatori e gente semplice durante la quale addirittura il Cristo si inginocchia e lava loro i piedi con invece un mesto momento di innalzamento di calici e pissidi istoriate? Atmosfere tetre: alcuni si inginocchiano, altri ripensano ai loro peggiori errori, altri mimano volti rapiti dall’estasi. Davvero l’immagine di una cena di pescatori!

            Se poi vorrete avere la prova provata del completo distacco dalla realtà che avviene nelle chiese e nelle parrocchie, allora recatevi in quelle dominate e oppresse dai vari movimenti di ispirazione cattolica: neocatecumenali, rinnovamento nello spirito e chi più ne ha più ne metta (ci sono perfino movimenti che si ispirano a singoli passaggi evangelici come, per fare un esempio, il racconto della trasfigurazione). Queste vere e proprie chiese parallele, che di facciata mostrano apertura e amore per ogni uomo, nascondono al loro interno caratteristiche che sembrano riprese direttamente da culti misterici e oscure sette. Si pensi anche solo a un aspetto: la presenza ossessiva di balli e movimenti del corpo, delle mani, dei piedi, durante le celebrazioni officiate da preti ordinati dalla Chiesa di Roma, ma che ormai sembrano rispondere solo e unicamente alle logiche del gruppetto di appartenenza. La danza e la corporalità erano ben presenti nei riti antichi (il titolo cita per gioco i riti orfici, ma potremmo pensare a un’enormità di esempi desunti già solo dalla cultura dell’antica Grecia), solo che lì avevano senso. Erano l’espressione di un’umanità che esce dal buio dell’ignoranza e inizia a muovere i primi passi sulla strada della ragione. Noi abbiamo alle nostre spalle l’Illuminismo. Mi pare che il senso di tali tipologie di celebrazione oggi sia proprio il volerle privare di qualsiasi senso. Inducendo reazioni quasi animalesche in un luogo in cui si dovrebbe riflettere sui valori più alti della nostra umanità è la strada migliore per minimizzare e anzi annullare completamente quei valori. La strada presa è proprio all’inverso: dalla ricerca della ragione al vuoto dell’ignoranza.

            Pare che il Papa, subito dopo l’elezione si sia categoricamente rifiutato di indossare la mozzetta di velluto rosso bordata d’ermellino (sintetico) dicendo al maestro delle cerimonie pontificie: «Questa se la metta lei! Il carnevale è finito». Ovviamente queste parole sono state subito smentite. Ma il senso resta e resterà per sempre. Il rito ha senso finché si ha memoria del suo significato profondo: quando esso viene svuotato (direi volontariamente) di ogni significato allora tanto vale metterlo da parte e passare a qualcos’altro. Il carnevale è finito. Purtroppo, le maschere sono ancora in giro.

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