Potere creativo della città distrutta

Quando diventate frequentatori abituali dell’aeroporto, a un certo punto iniziate a considerarlo un po’ una seconda (o terza) casa. Allora capita che passiate davanti alla libreria vicino al negozio di vestiti e vi soffermiate a guardare (cosa mai fatta prima) gli ultimi titoli pubblicati. Lunedì mattina i miei occhi si sono fermati su un libro dalla copertina azzurra e pacchianissima, con la rappresentazione di una palla di vetro con la neve e non col solito campanile del solito paesino pittoresco, ma con il Vesuvio, con una statua di San Gennaro e con la pizza. La palla di vetro è ritratta nell’atto di esplodere. Dopodiché ho letto il titolo “Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” e ho pensato: che cretinata! Me ne sono andato verso il gate. Ma, mentre camminavo, ho iniziato a ridere dentro di me e dopo un po’ mi sono detto che se un titolo così bizzarro poteva farmi ridere nonostante io avessi deciso che era un titolo cretino allora, forse, il libro poteva valere qualcosa.

Il libro valeva a mio parere. L’ho finito durante il volo – due ore e un quarto negli scomodissimi sedili di un aereo della Vueling, compagnia spagnola che è capace, in un volo Napoli-Parigi, di fare tutti gli annunci esclusivamente in spagnolo. Ci sono, come potete immaginare (e mi auguro solo immaginare perché spero non li abbiate mai letti…), libri scritti da umoristi il cui solo scopo è far ridere: ne troverete a bizzeffe nelle piccole biblioteche delle case di persone che non si rendono conto che sarebbe meglio non esporre alcun libro che quelle porcherie indecenti. Sono anche i libri che normalmente si trovano ai primi posti nelle classifiche nazionali. Classifiche chiaramente stilate sul numero di volumi venduti e non sulla base di una critica ragionata fatta sul contenuto dell’opera. Oppure nelle classifiche trovate anche titoli di valore, come i libri di Camilleri o del fu Umberto Eco, che i più comprano, fingono di leggere e piazzano nella loro bibliotecuccia proprio accanto a “Tre metri sopra il cielo”. Sic transit gloria mundi.

Pino Imperatore, è questo il nome del simpatico autore, è riuscito a scrivere un libro che fa ridere e che fa riflettere e insieme che è capace di fare appassionare il lettore a una città quotidianamente bistrattata e malmenata come Napoli. Quando si legge un libro ambientato a Napoli, si resta sempre con l’amaro in bocca. Sembra che l’intellettuale (o il pseudo-intellettuale) di turno debba sottolineare le enormi potenzialità inespresse della città e il tristissimo finale assicurato: Napoli è destinata all’autodistruzione. Questo libro ci apre gli occhi: ci mostra la città attraverso lo sguardo di uno che la ama profondamente e ci rivela una misteriosa, ma assolutamente e inesorabilmente affascinante, verità. Napoli non sarà distrutta. Né da sé stessa né dall’altrui volontà. Napoli, con la sua profonda umanità, è capace di trasformare perfino l’intenzione più distruttiva in atto creativo. È capace di curare anche le ferite più profonde dell’animo umano.

“Allah, San Gennaro e i tre kamikaze” non sarà mai un classico della letteratura (come potrebbe mai diventarlo un libro con un titolo del genere?). Ma è un libro da leggere. Dopo potrete metterlo sotto il piede del tavolo che barcolla. Forse il tavolo vi ringrazierà. E anche il libro, se non lo metterete accanto alle accozzaglie di cartaccia che spesso ci impongono di tenere in casa.

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